sábado, 5 de março de 2011

PARCE DOMINE




Parce, Domine, parce populo tuo:
ne in aeternum irascaris nobis.

1. Flectamus iram vindicem,
Ploremus ante Judicem;
Clamemus ore supplici,
Dicamus omnes cernui:

2. Nostris malis offendimus
Tuam Deus clementiam
Effunde nobis desuper
Remissor indulgentiam.

Parce, Domine, parce populo tuo:
ne in aeternum irascaris nobis.

3. Dans tempus acceptabile,
Da lacrimarum rivulis
Lavare cordis victimam,
Quam laeta adurat caritas.

4. Audi, benigne Conditor,
Nostras preces cum fletibus
In hoc sacro jejunio,
Fusas quadragenario.

Parce, Domine, parce populo tuo:
ne in aeternum irascaris nobis.

sexta-feira, 4 de março de 2011

ATTENDE DOMINE



Attende Domine, et miserere, quia peccavimus tibi.
Attende Domine, et miserere, quia peccavimus tibi.


Ad te Rex summe,
omnium Redemptor,
oculos nostros
sublevamus flentes:
exaudi, Christe,
supplicantum preces.

Attende Domine, et miserere, quia peccavimus tibi.


Dextera Patris,
lapis angularis,
via salutis,
ianua caelestis,
ablue nostri
maculas delicti.

Attende Domine, et miserere, quia peccavimus tibi.

Rogamus, Deus,
tuam maiestatem:
auribus sacris
gemitus exaudi:
crimina nostra
placidus indulge.

Attende Domine, et miserere, quia peccavimus tibi.

Tibi fatemur
crimina admissa:
contrito corde
pandimus occulta:
tua, Redemptor,
pietas ignoscat.

Attende Domine, et miserere, quia peccavimus tibi.

Innocens captus,
nec repugnans ductus;
testibus falsis
pro impiis damnatus
quos redemisti,
tu conserva, Christe.

Attende Domine, et miserere, quia peccavimus tibi.

Mons. Nicola Bux fala sobre a Instrução aplicativa do Motu Proprio Summorum Pontificum e a Reforma da Reforma


Segue a tradução de parte da entrevista feita pelo jornal Avanti ao Mons. Nicola Bux, consultor das Congregações para a Doutrina da Fé, do Culto Divino e Disciplina dos Sacramentos e do Ofício de Celebrações Litúrgicas do Sumo Pontífice

Em que ponto está a “reforma da reforma” desejada por Bento XVI?

Com esta expressão, que Ratzinger utilizou quando ainda era o Cardeal Prefeito da Congregação para a Doutrina da Fé, ele quis dizer que a reforma que ocorreu após o Conselho tinha de ser retomado, e de certa forma corrigida onde, utilizando sempre suas palavras, a restauração da pintura tinha sido demasiada, isto é, ao tentar limpá-la, tinha-se assumido o risco de remoção de muitas camadas de cor. Começou esta restauração através de seu próprio estilo. O Papa celebra a liturgia de uma maneira suave, não espalhafatosa. Ele também quer que as orações, músicas e qualquer outra coisa não sejam em tons exibicionistas. E duas acções especiais nas suas liturgias que são óbvias devem ser notados: ele coloca a Cruz entre si e a congregação, indicando que o rito litúrgico não é dirigida ao ministro sacerdotal, mas a Cristo; e ajoelhando na recepção da Comunhão, indicando que esta não é uma ceia, no sentido mundano da palavra, mas uma comunhão com o corpo de Jesus Cristo, que é adorada em primeiro lugar, nas palavras de Santo Agostinho, e só depois comida.

Quantos obstáculos tem o Motu Proprio Summorum Pontificum sobre a Missa pré-conciliar enfrentando?

Acredito que, actualmente, os obstáculos são cada vez mais fracos do que no momento em que o Motu Proprio foi emitido, em 2007. Através da Internet, pode-se ver como há um movimento discreto de jovens que procuram e, tanto quanto possível, vão à Missa Tradicional, também chamada de Missa Latina, ou Missa de Todos os Tempos. E isso, creio eu, é um sinal muito importante para ter em atenção.
É claro que os pastores da Igreja, em primeiro lugar os bispos e os párocos, embora muitas vezes dizendo que devemos ser capazes de captar os sinais dos tempos, uma expressão muito em uso após o Vaticano II, muitas vezes não conseguem entender que os sinais dos tempos não são definidos por eles, mas que acontecem e são regulados principalmente pelos jovens. Acho que este é o sintoma mais interessante, porque, se [apenas] os idosos, os adultos, fossem à Missa Tradicional, um poderia abrigar a suspeita de que é nostalgia. O facto de serem maioritariamente os jovens que procuram e participam na Missa Latina é completamente inesperado e, portanto, merece ser lido, entendido, e acompanhado particularmente pelos bispos.
Acho que o Papa reconhece isto e é por isso que ele pretende fazer uma contribuição adicional através de uma instrução sobre a aplicação do Motu Proprio, para ajudar todos a compreender que, para além da nova forma do Rito Romano, existe a antiga ou forma extraordinária.

Fonte:  Blog degli amici di Papa Ratzinger 
Tradução: Una Voce Portugal

quinta-feira, 3 de março de 2011

Rinascimento Sacro: Il Summorum Pontificum è salvo


A volte sembra che le parole del Papa siano coperte sempre troppo corte. Finisce che, a tirare dalla propria parte, ogni volta qualcuno ci lascia fuori i piedi e si lagna. Adesso nei Suoi confronti siamo addirittura alla protesta preventiva, quella che si fa per portarsi avanti.

Non sapendo che pensare un amico mi ha scritto alcune considerazioni che ho trovato illuminanti.

“[...]
1) Prima di lamentarti aspetta almeno di sapere perché.

2) Comunque, quand’anche ne avessi motivo, non lamentarti, oportet ut scandala eveniant. Ma poichè nessuno sa mai dove stia esattamente il vero motivo di scandalo, non provarci nemmeno a fare baruffa: potresti trovarti fregato ancora al “E però io…”. E guai a colui attraverso il quale gli scandali arrivano, giusto?

2) Il Summorum Pontificum non é politica: non serve a litigare ma a pacificare. Perciò solo quando una Messa porta pace allora si onora il senso di una Messa e del SP. Vero è che spesso la pace è un seme che ha da germogliare, perciò pensa a zappare.

3) Il cristianesimo è dei martiri, e la pazienza è un martirio spirituale. Perchè vuoi scappare da quest’ottima occasione?

4) Il SP non é per pochi eletti (o pochi “disgraziati”, a seconda) ma è per tutti i fedeli di buona volontà. Va da sé che la buona volontà non è di tutti. Tu pensa alla tua.

5) Il SP è un coraggioso atto della riforma della Chiesa, ma non è la Riforma della Chiesa. Diciamo piuttosto un buon inizio: cammina perchè non sei ancora arrivato.

6) La riforma della Chiesa è sempre e comunque opera dello Spirito Santo, anche quando soffia attraverso del parole del Papa. Tu per primo lo devi lasciar agire: i tuoi buoni consigli lo impicciano.

7) Se un cuore è sordo, è sordo. Con chi non vuol sentire non serve urlare. Prega piuttosto che Dio gli doni orecchi e sussurri le parole che solo Lui sa. Di questi tempi potresti ritrovarti “padre” nella fede di numerosa prole. Non sei felice?

8 ) Davanti al rifiuto continua a cantare le lodi a Dio. C’è chi si è commosso per questa mite insistenza.

9) Un documento interpretativo è l’interpretazione della norma, non è la contraddizione della norma; e talvolta quello che crediamo essere “restrizione” della norma è semplice “discrezione”. Perciò dormi tranquillo, perché tanto la tua comunione frequente e il tuo Rosario quotidiano non vengono toccati.

10) Come ordinano i preti e cosa facciano a Milano sono faccende che riguardano i preti e chi abita a Milano. Lascia che chi deve decidere decida, perché non capiti di arrogarti diritti che non hai, e ancor peggio, di violare diritti che altri hanno. E poi, per risolvere certe faccende, converrai bisognerebbe rivedere la Ministeria Quaedam. Non si può fare tutto insieme.

11) Le norme non sono cannoni, l’Istruzione non è una mitragliatrice, l’Ecclesia Dei non è il Quartier Generale della battaglia finale. Dovresti aspirare a metterti in testa un’aureola, non un elmetto.

12) Il SP è salvo perché è nelle mani di questo meraviglioso Papa. Lo è sempre stato e lo sarà sempre. Quindi sta sereno, prosegui umile e confida in Dio. L’Istruzione che non ti cambierà la vita è pronta. Tu, piuttosto, sei pronto?

[...]“

Summorum Pontificum: Le statistiche tre anni dopo


di Andrea Tornielli


Il 14 settembre 2010, a tre anni esatti dall’entrata in vigore del motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, che nel 2007 ha liberalizzato l’uso dell’antico messale preconciliare offrendo la possibilità ai gruppi di fedeli legati alla messa tradizionale di rivolgersi direttamente ai parroci, è stato effettuata una statistica sulla situazione.

L’ha resa disponibile nei giorni scorsi il gruppo Paix Liturgique, in una newsletter. La rilevazione, non soltanto quantitativa ma anche qualitativa, è stata eseguita su trenta Paesi, quelli in cui il cattolicesimo è più saldamente presente: si è studiato il numero delle messe antiche disponibili, ma anche la loro frequenza e il loro orario, valutando, ad esempio, se si tratti di orari adeguati per la famiglia. È stata dunque monitorata la situazione in Spagna, Portogallo, Irlanda, Svizzera, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Gran Bretagna, Polonia, Francia, Paesi Bassi, Ungheria, Austria, Canada, Stati Uniti, Messico, Colombia, Cile, Brasile, Argentina, Australia, India, Filippine, Nuova Zelanda, Sud Africa, Gabon e Nigeria.

Le informazioni sono state attinte da almeno due fonti indipendenti l’una dall’altra. La messa tridentina è celebrata in 1.444 luoghi. Di questi, 340 hanno la messa in un giorno durante la settimana; 313 hanno la messa domenicale ma non regolarmente e dunque non ogni settimana; 324 hanno la messa ogni domenica ma non in orario adeguato per le famiglie (vale a dire al di fuori dell’arco temporale compreso tra le 9 e le 12). Infine, 467 luoghi hanno messe ogni domenica con orario adeguato per le famiglie. In pratica c’è una messa family friendly ogni 3 (32,3 per cento), mentre una messa ogni quattro non è celebrata la domenica.

Interessante, infine, anche il paragone con le messe celebrate dalla Fraternità San Pio X, non conteggiate nella prima statistica, che ha invece preso in considerazione quelle celebrate secondo il motu proprio. Le messe gestite dai gruppi «lefebvriani» sono in tutto 690, praticamente una ogni due di quelle celebrate invece secondo il motu proprio e in piena comunione con Roma. Nonostante le difficoltà e le resistenze, la messa antica viene, seppur lentamente, conosciuta da un numero sempre maggiore di persone.

L’intento del Pontefice era quello di un arricchimento reciproco tra rito romano ordinario (quello scaturito dalla riforma post-conciliare) e rito romano straordinario (quello preconciliare ora liberalizzato). Ma su questo il cammino da compiere è ancora lunghissimo. Intanto si attende nei prossimi giorni la pubblicazione di un’istruzione della Pontificia commissione Ecclesia Dei, approvata dal Papa, che dovrebbe stabilire alcuni punti fermi attuativi del motu proprio, dimostrando in concreto che Summorum Pontificum è una legge universale della Chiesa e va applicato.


quarta-feira, 2 de março de 2011

Catequese do Papa sobre São Francisco de Sales: amar a Deus sem pedir nada em troca


 
CIDADE DO VATICANO, quarta-feira, 2 de março de 2011 (ZENIT.org) - Apresentamos, a seguir, a catequese dirigida pelo Papa aos grupos de peregrinos do mundo inteiro, reunidos na Sala Paulo VI para a audiência geral.

Queridos irmãos e irmãs:

"Dieu est le Dieu du coeur humain" (Deus é o Deus do coração humano - "Tratado do Amor de Deus", I, XV): com estas palavras, aparentemente simples, temos a essência da espiritualidade de um grande mestre, de quem eu gostaria de vos falar hoje: São Francisco de Sales, bispo e Doutor da Igreja.

Nascido em 1567, em uma região de fronteira francesa, era o filho do Senhor de Boisy, de uma família antiga e nobre de Saboia. Viveu dividido entre dois séculos, o XVI e XVII, recolhendo em si o melhor dos ensinamentos e das conquistas culturais do século que terminava, reconciliando a herança do humanismo com a tendência ao absoluto, própria das correntes místicas. Sua formação foi muito completa; em Paris, cursou o ensino superior, dedicando-se também à teologia; e na Universidade de Pádua, fez os estudos de jurisprudência, como seu pai desejava, concluindo-os de forma brilhante, com doutorado em utroque iure, direito canônico e direito civil. Em sua harmoniosa juventude, refletindo sobre o pensamento de Santo Agostinho e São Tomás de Aquino, teve uma profunda crise, que o levou a questionar sobre sua própria salvação eterna e sobre a predestinação de Deus com relação a ele, sofrendo como drama espiritual verdadeiro as principais questões teológicas da sua época.

Ele orava intensamente, mas a dúvida o atormentou de tal forma que, durante várias semanas, quase não comeu nem bebeu. No final da provação, foi para a igreja dos dominicanos em Paris e, abrindo o coração, orou desta maneira: "Aconteça o que acontecer, Senhor, tu, que tens tudo em tuas mãos, e cujos caminhos são a justiça e a verdade, o que quer que tenhas decidido para mim... Tu, que és sempre juiz justo e Pai misericordioso, eu te amarei, Senhor (...), eu te amarei aqui, ó meu Deus, e esperarei sempre em tua misericórdia, e repetirei sempre teu louvor... Ó Senhor Jesus, sempre serás a minha esperança e a minha salvação na terra dos vivos" (I Proc. Canon., Vol. I, artigo 4).

Por volta dos 20 anos, Francisco encontrou a paz na realidade radical e libertadora do amor de Deus: amá-lo sem pedir nada em troca e confiar no amor divino; não perguntar mais o que Deus vai fazer comigo: eu simplesmente o amo, independentemente do que Ele me der ou não me der. Assim, ele encontrou a paz e a questão da predestinação - sobre a qual se discutia há muito tempo - se resolveu, porque ele não buscava mais o que poderia obter de Deus; apenas o amava, abandonava-se à sua bondade. Este foi o segredo da sua vida, que aparecerá em sua obra mais importante: o "Tratado do amor de Deus".

Vencendo a resistência do seu pai, Francisco seguiu o chamado do Senhor e, em 18 de dezembro de 1593, foi ordenado sacerdote. Em 1602, ele se tornou o bispo de Genebra, em um período em que a cidade era um ponto forte do calvinismo, tanto que a sede episcopal se encontrava "exilada" em Annecy. Pastor de uma diocese pobre e conturbada, em um enclave de montanha do qual conhecia bem tanto a dureza como a beleza, escreveu: "Encontrei-me com Ele [Deus], cheio de doçura e ternura, entre nossas altas e escarpadas montanhas, onde muitas almas simples o amavam e o adoravam com toda verdade e sinceridade; o cervo e a gazela corriam aqui e ali, entre o gelo terrível, para anunciar seu louvor" (Carta à mãe de Chantal, outubro de 1606, em Oeuvres, Ed. Mackey, t. XIII, p. 223). E, no entanto, a influência da sua vida e dos seus ensinamentos na Europa da época foi imensa. Ele foi apóstolo, escritor, pregador, homem de ação e oração; esteve comprometido com os ideais do Concílio de Trento, envolvido na controvérsia e no diálogo com os protestantes, experimentando cada vez mais, muito além do necessário confronto teológico, a eficácia da relação pessoal e da caridade; foi também encarregado de missões diplomáticas a nível europeu e de deveres sociais de mediação e reconciliação. Mas, acima de tudo, São Francisco de Sales é um pastor de almas: do encontro com uma jovem mulher, a senhora de Charmoisy, inspirou-se para escrever um dos livros mais populares da era moderna, a "Introdução à vida devota"; de sua profunda comunhão espiritual com uma personalidade excepcional, Santa Joana Francisca de Chantal, nasceu uma nova família religiosa, a Ordem da Visitação, caracterizada - assim como quis o santo - por uma consagração total a Deus, vivida na simplicidade e humildade, em fazer extraordinariamente bem as coisas ordinárias: "Quero que minhas filhas - escreveu ele - não tenham outro ideal a não ser o de glorificar [Nosso Senhor] com sua humildade" (Carta a Mons. De Marquemond, junho de 1615). Ele morreu em 1622, aos 55 anos, após uma existência marcada pela dureza dos tempos e pelo desgaste apostólico.

A vida de São Francisco de Sales foi relativamente curta, mas vivida com grande intensidade. Da figura deste santo emana uma impressão de estranha plenitude, demonstrada com a serenidade de sua busca intelectual, também na riqueza dos seus afetos e na "doçura" de seus ensinamentos, que foram muito influentes na consciência cristã. Da palavra "humanidade", ele incorporou diferentes significados e, então como agora, este termo pode se referir à cultura, à cortesia, à liberdade e ternura, à nobreza e solidariedade. Em sua aparência, tinha algo da majestade da paisagem em que viveu, conservando também a simplicidade e a natureza. As antigas palavras e imagens com que se expressava são ouvidas de forma inesperada, também pelo homem atual, como uma língua materna e familiar.

A Filoteia, destinatária ideal de sua "Introdução à vida devota" (1607), Francisco de Sales dirige um convite que podia parecer, na época, revolucionário. É o convite a ser totalmente de Deus, vivendo em plenitude a presença no mundo e os deveres do próprio estado. "Minha intenção é instruir aqueles que vivem na cidade, no estado civil, no tribunal (...)" (Prefácio da "Introdução à Vida Devota"). O documento com o qual o Papa Leão XIII, mais de dois séculos depois, o proclamou Doutor da Igreja insistirá nesta ampliação do chamado à perfeição, à santidade. Nele, escreveu: "[A verdadeira piedade] penetra até no trono de reis, na barraca dos chefes dos exércitos, no tribunal dos magistrados, nos escritórios, nas lojas e até nas cabanas dos pastores (...)" (Breve Dives in misericordia, 16 de novembro de 1877). Assim nasceu o chamado aos leigos, esse cuidado pela consagração das coisas temporais e pela santificação da vida cotidiana, em que insistirão o Concílio Vaticano II e a espiritualidade do nosso tempo. Manifestava-se no ideal de uma humanidade reconciliada, na harmonia entre ação no mundo e oração, entre condição leiga e busca da perfeição, com a ajuda da graça de Deus, que permeia o ser humano e, sem destruí-lo, purifica-o, elevando-o às alturas divinas. A Teótimo, o cristão adulto, espiritualmente maduro, a quem dirigirá, alguns anos mais tarde, o seu "Tratado sobre o amor de Deus" (1616), São Francisco de Sales oferece uma lição mais complexa. Esta supõe, no início, uma precisa visão do ser humano, uma antropologia: a "razão" do homem, mesmo a "alma racional", é vista como uma arquitetura harmoniosa, um templo articulado em mais espaços, em torno de um centro, que ele chama, juntamente com os grandes místicos, de "cume", "ponta" do espírito ou "fundo" da alma. É o ponto em que a razão, percorridas todas as fases, "fecha os olhos" e o conhecimento se torna uma só coisa com o amor (cf. Livro I, cap. XII). Que o amor, em sua dimensão teológica, divina, seja a razão de ser de todas as coisas, em uma escala ascendente que parece não conhecer rachaduras ou abismos, São Francisco de Sales resumiu com uma frase famosa: "O homem é a perfeição do universo, o espírito é a perfeição do homem, o amor é a do espírito, e a caridade é a do amor" (ibid., livro X, cap. I).

Em um tempo de florescimento místico intenso, o "Tratado do amor de Deus" é uma verdadeira e própria summa, além de uma fascinante obra literária. Sua descrição do itinerário até Deus parte do reconhecimento da "inclinação natural" (ibid., livro I, cap. XVI), inscrita no coração do homem, ainda que pecador, de amar a Deus sobre todas as coisas. Segundo o modelo da Sagrada Escritura, São Francisco de Sales fala da união entre Deus e o homem desenvolvendo uma série de imagens das relações interpessoais. Seu Deus é pai e senhor, esposo e amigo, tem características maternas e de cuidadora, é o sol do qual a noite é a misteriosa revelação. Uma espécie de Deus que atrai para si o homem com laços de amor, ou seja, de verdadeira liberdade: "Já que o amor não força nem tem escravos, mas reduz todas as coisas sob a própria obediência com uma força tão deliciosa que, se nada é forte como o amor, nada é tão amável como a sua força" (ibid., livro I, cap. VI).

Encontramos, no Tratado do nosso santo, uma meditação profunda sobre a vontade humana e a descrição do seu fluir, passar, morrer, para viver (cf. ibid., Livro IX, cap. XIII), no completo abandono, não só à vontade de Deus, mas também ao que lhe agrada, ao seu "bon plaisir", à sua satisfação (cf. ibid., Livro IX, cap. I). No cume da união com Deus, além dos raptos de êxtase contemplativo, coloca-se esse rebrotar da caridade concreta, que está atenta a todas as necessidades dos outros e que ele chama de "êxtase da vida e das obras" (ibid., livro VII, cap. VI).

Adverte-se bem, lendo o livro sobre o amor de Deus e, ainda mais, nas cartas de direção e amizade espirituais, que São Francisco de Sales foi um grande conhecedor do coração humano. A Santa Joana de Chantal, ele escreve: "Esta é a regra da nossa obediência, que vos escrevo com letras grandes: FAZER TUDO POR AMOR, NADA PELA FORÇA - AMAR MAIS A OBEDIÊNCIA QUE TEMER A DESOBEDIÊNCIA. Deixo-vos o espírito de liberdade, não o que exclui a obediência - pois esta é a liberdade do mundo -, mas o que exclui a violência, a ansiedade e o escrúpulo" (Carta de 14 de outubro de 1604). Não é à toa que, na origem das muitas vias da pedagogia e da espiritualidade do nosso tempo, encontramos vestígios desse mestre, sem o qual não teriam existido São João Bosco nem o heroico "pequeno caminho" de Santa Teresa de Lisieux.

Queridos irmãos e irmãs, em uma época como a nossa, que busca a liberdade, também com violência e inquietude, não se pode perder a atualidade deste grande mestre de espiritualidade e de paz, que indica aos seus discípulos o "espírito de liberdade", a verdadeira, como cume de um ensinamento fascinante e completo sobre a realidade do amor. São Francisco de Sales é um testemunho exemplar de humanismo cristão e, com seu estilo familiar, com parábolas que têm frequentemente o bater de asas da poesia, recorda que o homem carrega gravado nas profundezas de seu ser o anseio por Deus e que só n'Ele se encontra a verdadeira alegria e sua realização mais plena

PRESENTACION DE LA SEGUNDA PARTE DEL LIBRO JESUS DE NAZARET DE BENEDICTO XVI

 

CIUDAD DEL VATICANO, 2 MAR 2011 (VIS).-El 10 de marzo, a las 17,00, en la Oficina de Prensa de la Santa Sede, tendrá lugar la presentación del libro “Jesús de Nazaret, segunda parte. Desde la entrada en Jerusalén a la resurrección”, escrito por Joseph Ratzinger (Benedicto XVI) y publicado por la Librería Editora Vaticana.

Participan en el acto el cardenal Marc Ouellet, Prefecto de la Congregación para los Obispos y el escritor y germanista Claudio Magris.

El volumen está traducido en siete idiomas: alemán, italiano, inglés, español, francés, portugués y polaco y tiene nueve capítulos y un epílogo.

El primero trata de la entrada a Jerusalén y la purificación del templo. El segundo, que aborda el discurso escatológico de Jesús, consta de tres apartados: “La destrucción del templo”; “El tiempo de los Gentiles” y “Profecía y Apocalipsis”. El tercero habla del lavado de los pies a los discípulos y se divide en seis partes: “La hora de Jesús”, “Estáis limpios”; “Sacramento y ejemplo: don y tarea: El nuevo mandamiento”; “El misterio del traidor”; “Dos conversaciones con Pedro”; “Lavado de los pies y confesión de los pecados”.

El cuarto capítulo, “La oración sacerdotal de Jesús”, abarca los apartados: “La fiesta judía de la expiación como antecedente bíblico de la oración sacerdotal”; “Cuatro temas principales de la oración”; “Esta es la vida eterna”; “Santifícalos en la verdad”; “Les hice conocer tu nombre”; “Que sean una sola cosa”.

El quinto está completamente dedicado a “La última Cena”, analizada en los temas: “La fecha de la Ultima Cena”; “La Institución de la Eucaristía”; “La teología de las palabras de institución”; “De la Última Cena a la eucaristía dominical”.

“Getsemaní”, el sexto capítulo, comprende: ”Hacia el Huerto de los Olivos”; “La oración de Jesús”; “La voluntad de Jesús y la voluntad del Padre”; “La oración de Jesús en el Huerto de los Olivos y en la Carta a los Hebreos”.

El séptimo capítulo, “El proceso a Jesús”, abarca los apartados: “Discusión preliminar en el Sanedrín”; “Jesús ante el Sanedrín” y Jesús ante Pilatos”. El octavo, “Crucifixión y sepultura de Jesús”, comienza con “Reflexión preliminar: “Palabra y hecho en la narración de la Pasión” y prosigue con “Jesús en la Cruz”: (“Las primeras palabras de Jesús en la cruz: “Padre, perdónalos”; “Jesús escarnecido”; “El grito de abandono de Jesús”; “Las vestiduras echadas a suerte”; “Tengo sed”; “Las mujeres al pie de la cruz-la Madre de Jesús”; “Jesús muere en la cruz”; “Sepultura de Jesús”), para finalizar con “La muerte de Jesús como reconciliación (expiación) y salvación”.

El noveno y último capítulo: “La resurrección de Jesús de entre los muertos” se divide en: ¿”Qué es la resurrección de Jesús?”; “Los dos diferentes testimonios de la resurrección” (”La tradición confesional”); “La muerte de Jesús”; “La cuestión de la tumba vacía”; “El tercer día”; “Los testigos” (“La tradición narrativa”); “Las apariciones de Jesús a Pablo”; “Las apariciones de Jesús en los Evangelios”; “La naturaleza de la resurrección de Jesús y su significado histórico”.

El libro concluye con un epílogo titulado “Subió a los cielos. Está sentado a la derecha del Padre y de nuevo vendrá con gloria”.

Asesinado Shahbaz Bhatti, único ministro católico de Pakistán





DECLARACION SOBRE ASESINATO MINISTRO PAKISTAN BHATTI


CIUDAD DEL VATICANO, 2 MAR 2011 (VIS).-Sigue la declaración efectuada esta mañana por el director de la Oficina de Prensa de la Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., sobre el asesinato del Ministro para las Minorías de Pakistán, Shabbaz Bhatti.

“El asesinato del Ministro para las Minorías de Pakistán, Shabbaz Bhatti, es un nuevo acto de violencia de una gravedad terrible. Demuestra cuanto sean acertadas las repetidas intervenciones del Papa a propósito de la violencia contra los cristianos y contra la libertad religiosa en general.

Bhatti era el primer católico que ostentaba un encargo de ese tipo. Recordamos que había sido recibido por el Santo Padre el pasado mes de septiembre y que había dado testimonio de su compromiso en favor de la convivencia pacífica entre las comunidades religiosas de su país.

A la oración por la víctima, a la condena por el incalificable acto de violencia, a la cercanía a los cristianos pakistaníes, tan golpeados por el odio, se une el llamamiento para que todos se den cuenta de la dramática urgencia de la defensa de la libertad religiosa y de los cristianos objeto de violencia y persecución”.


terça-feira, 1 de março de 2011

Adoro te devote - Card. Domenico Bartolucci

Bento XVI: A Igreja tem de aprender a linguagem dos novos media para apresentar a mensagem do Evangelho na cultura digital

 

(28/2/2011) Teve início nesta segunda-feira, em Roma, a sessão plenária do Conselho Pontifício para as Comunicações Sociais. Durante os trabalhos serão discutidas, em especial, os contributos oferecidas pelo Papa na sua Mensagem para o 45º Dia Mundial dedicado aos meios de comunicação social, intitulado “Verdade, anúncio e autenticidade de vida na era digital”.

Ao fim da manhã Bento XVI recebeu em audiência os participantes nesta assembleia aos quais pediu o estudo das linguagens da moderna cultura digital, para ajudar a missão evangelizadora da Igreja, passando para estas novas modalidades expressivas os conteúdos da fé cristã. O Papa salientou que está debaixo dos olhos de todos os perigos que se correm com as linguagens desenvolvidas pelas novas tecnologias: a perda da interioridade, a superficialidade na vivencia das relações, o prevalecer da opinião mais convincente em relação ao desejo de verdade.

Com os novos media desenvolve-se uma relação cada vez mais estreita e ordinária entre o homem e as maquinas, dos computadores aos celulares ….

“As novas linguagens que se desenvolvem na comunicação digital determinam, entre outras coisas, uma capacidade mais intuitiva e emotiva do que analítica, orientando para uma diferente organização lógica do pensamento e da relação com a realidade”, declarou.

Depois de precisar que estas linguagens promoveram uma “vasta transformação cultural”, Bento XVI afirmou que a Internet oferece “oportunidades inéditas” que ajudam a desenhar “um novo modo de aprender e de pensar”.

“A tradicional distinção nítida entre linguagem escrita e oral parece, agora, esfumar-se em favor de uma comunicação escrita que toma a forma e a imediatez da oralidade”, precisou.

Ao Conselho Pontifício para as Comunicações Sociais, estrutura que na Santa Sé acompanha as questões relacionadas com os media, compete, segundo o Papa, “ajudar quantos têm responsabilidade na Igreja” a “perceber, interpretar e falar” a «nova linguagem» dos media “em função pastoral”.

“A cultura digital coloca novos desafios à nossa capacidade de falar e de escutar uma linguagem simbólica que fale da transcendência”, indicou.

Bento XVI disse que a Igreja é chamada a “descobrir, também na cultura digital, símbolos e metamorfoses significativas para as pessoas, que possam ser uma ajuda para falar do Reino de Deus ao homem contemporâneo”.

Para o Papa, o estar “em rede” faz com que as pessoas não se limitem a trocar informações, partilhando também “as suas visões do mundo”, numa dinâmica que pode apresentar dificuldades próprias.

“Os riscos que se correm, é certo, estão diante dos olhos de todos: a perda da interioridade, a superficialidade na vivência das relações, a fuga da emotividade, a prevalência das opiniões mais convincentes em vez do desejo da verdade”, elencou.

Neste contexto, Bento XVI apelou a uma reflexão “urgente” sobre as linguagens desenvolvidas a partir das novas tecnologias, observando uma “incapacidade de viver com plenitude e de forma autêntica o sentido das inovações”.